Il mese di ottobre, o più precisamente la seconda settimana del mese nella maggior parte dei casi, è lo spartiacque tra la fine delle ripetizioni degli argomenti degli anni precedenti e l’inizio delle verifiche orali e scritte per gli studenti come noi.
La pressione scolastica, dovuta all’isolamento dei giudizi sui ragazzi in mesi di valutazione alternati a mesi di spiegazione, provoca ovviamente l’ansia nello studio, proveniente dalle possibilità di non essere compresi da nessuna forma di educatore dell’età scolastica, vale a dire educatori e genitori; ma assieme ad essa (come già citato in Inizia il periodo delle verifiche: cosa ne pensa Valditara?) la scarsa preparazione per verifiche e interrogazioni.
Tralasciando il discorso sulla longevità dei voti nel sistema scolastico italiano, per il quale un voto negativo poi recuperato vada comunque ad influire sulla media di una materia e per il quale quindi non valga la pena recuperare una valutazione; considerando come esemplari solo i ragazzi che hanno più tempo da dedicare alla scuola, o si impegnano di più per raggiungere risultati più che sufficienti, si nota che se il risultato è lo stesso, non per forza lo sforzo è uguale in ogni situazione.
C’è sicuramente una materia più ostica per ogni alunno, e se la valutazione di questa viene messa in prossimità di altri giudizi, o addirittura nello stesso giorno di altre valutazioni (pratica già detta nociva per la preparazione dello studente), sicuramente il ragazzo ne uscirà con un’istruzione rarefatta, debole, ed effimera, perché le sue capacità logiche e memoniche sono messe sotto pressione.
La scuola vuole veramente questo per noi studenti?